l'AlterBlog
articolo da TuttoSport del 23/01/08 di Pietro Guerrini
Intervista con Carolina, a Zagabria nel ruolo di favorita
«Io, bella e grande»
La Kostner: «Sono più matura, responsabile e indipendente»

ZAGABRIA
CI SIAMO, Carolina Kostner. Domani alle 17,34 scende sul ghiaccio per difendere l’oro Europeo, sulle note della stravolta versione di Riders on the Storm per il corto. Cos’è cambiato da Varsavia 2007 ad oggi?
«Nulla di particolare. Anzi, il 3° posto delle finali di Grand Prix mi permette di affrontare l’impegno con maggiori certezze. La stagione scorsa mi aveva condizionata l’infortunio alla caviglia. Stavolta ho solo rinunciato ai tricolori per influenza. Avevo bisogno di una pausa, si vede. Intanto qui ho scelto un buon verme e pescato bene, al sorteggio ».Qualche novità nei programmi rispetto a Torino in dicembre?
«Nel libero l’ultima trottola per alzare il punteggio e nel corto i passi per raggiungere un livello 4. Il mio compito ora è restare tranquilla. E lo sono».Di recente la saltatrice in alto Di Martino ha detto che, in alternativa, vorrebbe essere lei. E lei, se non fosse stata Carolina, chi avrebbe voluto essere?
«Una sciatrice, come mia cugina Isolde. Avrei scelto un altro sport invernale perché sono figlia delle montagne. Ho messo gli sci a 2 anni e mezzo. A volte mi viene voglia di vivere al mare. Ma no, va bene per le vacanze. E a proposito di atletica, l’ho provata ai Giochi della Gioventù, salto in lungo. Nel corpo di Polizia Penintenziaria ho due amiche, la simpaticissima Chiara Rosa e Zahra Bani. Però, seguo di più il tennis e tifo Federer ».E’ l’anno olimpico. Dia un consiglio da portabandiera di Torino 2006 al prossimo alfiere. E magari suggerisca qualche nome al Coni.
«A chiunque tocchi, auguro un risultato migliore del mio. E soprattutto, che viva le mie stesse incontenibili emozioni. Si goda il momento. Nomi? Un nuotatore, come Magnini. Oppure il mio amico Antonio Rossi. Se si va sui giovani, Vanessa Ferrari ».
Già, lo sport italiano è sempre più virato al femminile.
«Sono felice dei risultati delle donne, dei successi della Karbon che arriva dalla mia regione. E poi la donna ha conquistato spazio e ruoli nella società. Ma la situazione deve migliorare ».
Al sesto Europeo, quale conserva nel cassetto buono?
«Il primo a Malmoe, perché era tutto nuovo, incredibile. Per la prima volta vedevo da vicino Irina Slutskaya.
Pattinavo nell’ultimo gruppo, ma mi mettevo in un angolo per non disturbare. Ricordo meno Torino 2005. E Lione 2006 nonostante il bronzo».
Sono passati 6 anni dall’esordio tra i senior. A che punto del percorso si sente Carolina donna?
«Più matura e responsabile. Vivo da sola nel mio appartamento di Oberstdorf, più libera e indipendente».
Un pregio di sé che le piace e un difetto da correggere.
«Sono determinata. Però a volte la testardaggine mi spinge a isolarmi da tutto e finisco per chiudermi in me stessa».
L’8 febbraio compirà 21 anni. Ancora una ragazza. Si vede pattinare oltre Vancouver 2010?
«Non penso a dopo Vancouver. Però amo troppo pattinare, penso che continuerò finché potrò. Insomma, non credo proprio di smettere».
Dopo il compleanno ripasserà da Torino per un Gala. Cosa le piace della sua città universitaria?
«Torino è una bellissima città, la scoprirò meglio da aprile, quando inizierò gli esami. Ho ricordi meravigliosi dei giorni olimpici. E il pubblico è molto caloroso, fantastico. Mercoledì 13 al PalaVela mi esibirò su una canzone di Giovanni Allevi, pianista e compositore che adoro».
Ecco, veniamo agli hobby. Un film che le è piaciuto di recente.
«The Departed».
Da appassionata di musica, consigli un album. E ci dica cosa gira nel lettore.
«In assoluto, è meraviglioso Joy di Allevi. Per il resto, ”In a cartoon motion” di Mika. Mi trasmette allegria».
Un libro, adesso.
«”Belli e dannati” di Scott Fitzgerald perché è una storia di vita quotidiana. Mi aiuta quando ho bisogno di pause dagli studi di filosofia, molto impegnativi ».
Come si vede Carolina fra qualche anno?
«Vorrei trasmettere ai giovani quello che ho imparato. Allenatrice. Mi piacerebbe pure diventare stilista. E’ presto, vediamo».
Sembra così serena che può sbilanciarsi in un pronostico europeo. Rivali da seguire?
«Nessuno pronostico. La prima rivale di me stessa sono io. Voglio dimostrare a me stessa di poter restare campionessa ».
grazie a Marco per gli scan dell’articolo
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come anticipato dall’articolo e confermato anche dal sito italiano di PLushenko link, il prossimo 13 febbraio si terrà uno show a Torino. A giorni avremo notizie sul cast e sui biglietti
European Figure Skating Championships 2008, Croazia 21-27 gennaio
il sito ufficiale dell’evento link
entries e risultati link
Carolina ha vinto il titolo europeo lo scorso anno. Quest’anno ha ottenuto un seasonal best di 178.93 che le ha permesso di vincere il bronzo alla finale del Grand Prix di Torino.
Le altre contendenti : la svizzera Sarah Meier (seasonal best 163.17 points)medaglia d’argento agli europei del 2007. Da tenere d’occhio anche le pattinatrici finlandesi Kiira Korpi (seasonal best 154.26 points),e medaglia di bronzo agli scorsi europei, Laura Lepistö (seasonal best 147.69) e Junior Grand Prix Finalist Jenni Vähämaa (seasonal best 132.44). Valentina Marchei (ITA/seasonal best 118.99), 5th l’anno scorso, Julia Sebestyen (HUN/seasonal best 136.60) and Elene Gedevanishvili (GEO/seasonal best 136.54).
traduzione dal link isu
le gare verranno trasmesse in diertta da rai-sat ed eurosport link schedule
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per vedere on-line le gare:
è possibile vedere on-line la gare tramite il sito trt , aprite questo link mms://212.175.166.3/TRT3 con wmw
e a questo link http://live-tv.tym.sk/tv/euro2.html da eurosport

Articolo dal quotidiano TUTTO SPORT del 27.01.07 di Piero Guerrini
La nuova Kostner entusiasma agli Europei: 2ª per un soffio, oggi punta all’oro
Carolina rifà rima con divina

«Era tanto che non gareggiavo, potrei accontentarmi del podio ma ci provo»
Nel corto Caro si taglia un dito ma cancella la delusione olimpica e lo stop per l’infortunio alla caviglia. Deve recuperare appena tre centesimi alla Meier. Alle 15,39 tifiamo per lei su RaiSportSat
PIERO GUERRINI
VARSAVIA. Scende sul ghiaccio, la tensione dipinta sul volto: «Perché le mie avversarie hanno gareggiato l’intera stagione in Coppa e per me invece è la prima gara internazionale. «Sono arrivata qui senza aspettative, mi considero outsider». Pattini cauti in riscaldamento, qualche salto abbozzato, la consueta fluidità di pattinaggio, unica in Europa. Poi parte l’adorato Canone in Re di Pachelbel e scopri che Carolina Kostner è diversa, anche dal bronzo mondiale 2005 e da quello europeo 2006. La ragazza schiacciata dalle responsabilità ai Giochi di Torino sarebbe ruzzolata, o comunque non avrebbe reagito dopo aver “doppiato” un triplo Lutz. Carolina però adesso ha un sorriso caldo e sereno. I primi due salti erano già perfetti, al solito dipinge con eleganza sul ghiaccio. L’approccio è diverso, nel suo vestito turchese disegnato da Cavalli. Si taglia le dita della mano sinistra col pattino e il sangue le macchierà la candida tuta Lancia. Reagisce, comunque. E sino a un’incertezza su una trottola rovesciata è perfetta. Premiata dai giudici come migliore nelle componenti. E’ ammirevole l’attenzione con cui evita di picchiare sulla balaustra in un passaggio: «Questa pista mi ha creato problemi perché è due metri più corta e meno larga». Alla fine del corto è seconda (60,46), a 3 centesimi che sono spiccioli dalla svizzera Sarah Meier quasi 6 punti sulla tracagnotta georgiana Gedevanishvili.
Poi Caro parla, libera da tutto. Forse perché innamorata, pare, ma non di TomasVerner che corre ad abbracciarla.
«E’ tanto che non facevo gare. Quando sono entrata sul ghiaccio mi sono detta che un mese fa non ero neppure sicura di esserci. Ringrazio il mio team, fantastico ». Mostra la faccia grintosa al suo fisioterapista, Franesco Sinelli. E quando lui l’abbraccia, Caro gli tira pugnetti sulla schiena. «Io sono l’accordatore dei suoi muscoli», dice lui che l’ha recuperata da un legamento rotto nella caviglia sinistra, l’altro stirato a fine settembre.
E’ tornata. E attraverso il dolore e l’esperienza 2006 ha scoperto nuovi aspetti di sé: «All’Olimpiade ho imparato di più che in tutta la carriera». Ora è vuole aggredire libero sulle note di
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Articolo dal quotidiano TUTTO SPORT del 26.01.07 di Piero Guerrini
Agli Europei di Varsavia finalmente arriva l’atteso momento della Kostner.
Quattro vestiti di Cavalli, le musiche scelte e una grande voglia: «Di podio»
La gardenese ha un obiettivo: cancellare la delusione olimpica («ma non scambierei il ruolo di portabandiera con la medaglia») e migliorare il bronzo conquistato un anno fa

PIERO GUERRINI
VARSAVIA. La voce di Carolina canta, quasi cinguetta. Un altro segnale del cambiamento, della maturazione di questa perla dello sport italiano. Così amata dal pubblico nonostante la carriera ancora giovane e un’Olimpiade non proprio da protagonista. Ricomincia oggi, alle 12,15, Caro. Si riparte dal bronzo 2006 all’Europeo di Lione che sembrava il miglior auspicio possibile verso Torino. I Giochi. Lei portabandiera. «Un onore che tuttora non cambierei con la medaglia ». Che non è arrivata. E al nono posto ai Giochi Invernali ha fatto seguito il 12 ° ai Mondiali, laddove nel 2005 era stata di bronzo, una medaglia per l’Italia 27 anni dopo la Driano. Se non bastasse, in settembre alla ripresa, una caviglia che si gira.
Ma questo appartiene al passato. Ancora un allenamento stamattina alle 8,30 in una città avvolta nella neve. «Che bello. Per il ghiaccio non cambia niente, certo. Ma per l’atmosfera sì. E soprattutto se l’inverno arriva nella mia Ortisei. L’unico problema è che con questo clima è bene non uscire, non ho visto quasi nulla di Varsavia». Già meglio non rischiare raffreddamenti e tosse, come l’anno scorso. Eppoi non è che ci sia molto da vedere. Caro, comunque, si sente pronta. Mamma è arrivata, qui con lei come a Lione 2006. «Non mi posso lamentare, sono al cento per cento? Forse sì. Tutto a posto » . Compresi i quattro nuovi abiti disegnati da RobertoCavalli e indossati per la prima volta agli Assoluti vinti il 5 scorso. «Mica possono disegnarmene nuovi per ogni gara - scherza -. Eppoi noi pattinatori, diciamolo, siamo un po’ superstiziosi. Se va bene una volta non lo cambiamo ».
E’ andata bene, col terzo tricolore. «Poi ho vissuto una vigilia serena per questo Europeo, ho sostenuto gli esami di fine quadrimestre, mi sono allenata bene » . Non ha ancora scelto la facoltà, perché «voglio pensarci dopo la stagione sul ghiaccio, ora sono dedicata alla sport». Ma è comunque tempo per elencare i propri obiettivi. Scolastico: «Finire bene e soprattutto impegnarmi adesso per non dover rincorrere poi» .
E sul ghiaccio: « Sono pronta a difendere la mia medaglia. E spero di migliorarla. Soprattutto sono felice per come sta andando a noi italiani in questo Europeo. E’ un bel segnale, visto l’interesse in aumento ».
Ha estratto il numero 36 di uscita. «Mi piace, sì». Ripassa il programma corto sulle note dell’amato Canone di Pachelbel (già scelto nel 2003) e il libero con la colonna sonora di Memorie da una Geisha. Non solo perché i Mondiali di fine marzo sono in Giappone. «Quel film mi è piaciuto molto. Le musiche le scelgo sempre io, devo sentirle mie. Come i programmi: questi sono i migliori che abbia mai portato sul ghiaccio. Cioè quelli si addicono meglio alle mie qualità, mi ci sento dentro, mi esprimono». Lei che apprezza le atmosfere introspettive delle canzoni di Damien Rice, «e più in generale della musica con al centro la chitarrra acustica», ora sta ascoltando l’ulimo album di Nelly Furtado, la cantante portoghese che nel frattempo ha cambiato genere e si è concessa all’hip-hop e ad atmosfere elettroniche. «Ho comprato il dischetto la scorsa estate, l’ho ascoltato e non mi è piaciuto. L’ho messo da parte. Aveva cambiato troppo. Però mi è rimasta la curiosità. L’ho ripreso e ora lo trovo interessante ». Ecco, Nelly s’è trasformata in un essere diverso, anche nel modo di presentare la propria femminilità. E chissà se Caro ne sarebbe capace e se, soprattutto, lo vorrà mai. «Mah, si cambia anche per le persone che si frequentano. Conoscere le persone arricchisce ».
L’aveva detto sotto le feste: ora si sente spirito libero, Caro. Sarà anche la casa presa vicino al collegio, con i mobili fatti da papà, l’uscita dal bozzolo insomma. Da donna vera, sempre delicata, ma almeno in apparenza assai meno fragile. Lei guarda le avversarie. «Mi piace tanto come pattinano Sarah
Meier e Susanna Poykio ». E con la svizzera e la finlandese il podio perfetto sarebbe completo, no? Ma è bene seguire anche la russa Sokolova, argento 2006, la pin up finlandese Kiira Korpi. Del resto Caro continuerebbe a piacere anche se non vincesse. Basta contare gli spot per Lancia e Grissin Bon, i contratti. Caro è amata. Intanto perché artista, dentro, basta seguire la sua leggerezza sui pattini, osservare i gesti di mani, lunghe e sottili. E poi in fondo ogni anno porta qualcosa, pensa lei. Nel 2006 ha imparato ad affrontare la pressione, le responsabilità. Adesso vuole soltanto librarsi in volo. Anche se lo sa, deve vincere. Lo Sport è questo.
Memorie di una Geisha: «Perché se rimani senza medaglie ma ti sei goduta la gara, vale la pena lo stesso. Ho capito, una caduta non è la fine del mondo. E sono soddisfatta del mio lavoro solo se non mi fermo a metà. Certo, calcolare è utile. Potrei accontentarmi di un bronzo o un argento, ma ci provo lo stesso».
La luce degli occhi convince. Lo ammette persino l’incontentabile Michael Huth,l’allenatore che ha condotto Verner all’argento. «Non posso essere soddisfatto, un allenatore non deve mai. Comunque i due ragazzi si spingono a vicenda. Questa prova induce Carolina a credere di più nelle sue possibilità. Alla fine ha sbagliato perché in questi giorni ha pensato troppo ai salti, bisogna lavorarci. Ma non era facile alla sua prima gara internazionale, con due mesi di stop in preparazione. E’ all’80%». Basterà per il programma lungo? «Agli Assoluti ha disputato una gran gara. Il problema è che non ha potuto provare abbastanza il programma ». E’ un’atmosfera diversa intorno e dentro Carolina. La ragazza diventata donna. E se non bastasse Valentina Marcheiè dodicesima nonostante una caduta sul primo salto. Italia, popolo di navigatori e pattinatori. E scusate la banalità, che è verità se oltre al consueto appuntamento su RaiSportSat alle 12,25 (Caro scende sul ghiaccio alle 15,39, come voleva lei prima delle rivali salvo la Sebestyen), Rai3 trasmette le fasi salienti dalle 16,30 alle 17,10.
da TuttoSport del 29.01.07
Il Campione Olimpico Evgeni Plushenko fa i compliemti a Carolina
Lo Zar incorona Carolina
Plushenko: «La Kostner è potenza, forza e bellezza. Sarà la stella del futuro»
«Ho visto la prova con cui ha vinto gli Europei: ottima la scelta di musica e coreografia. Sono un suo tifoso. Io invece dedicherò un anno agli show, ma ai Giochi di Vancouver voglio esserci»
E pensa già alle prossime Olimpiadi la nostra Carolina Kostner: dopo la sfortuna di Torino 2006, si è riscatta agli Europei di Varsavia, da autentica principessa del ghiaccio.
«Lei è potenza, lei è forza, lei è bellezza. Carolina è grande! Ho seguito la sua prova: ottima scelta della musica, ottima scelta della coreografia. Tutto perfetto. Sono molto contento per lei e le abbiamo anche fatto i complimenti durante lo spettacolo. Sono un suo tifoso, sarà la campionessa del futuro. Ne sono sicuro».
E se lo dice Evgeni Plushenko, è una garanzia.
dopo il successo agli Europei, la città Olimpica corteggia Carolina affinchè scelga di iscriversi all’università di Torino e allenarsi al Palavela…(leggi articolo postato ieri su tutto-sport- Carolina Euroregina)
intanto arrivano anche i complimenti dal campione Olimpico Evgeni Plushenko
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articolo da La Stampa link+foto
TORINOCome Valentino Rossi e la Ferrari, come gli azzurri di Lippi campioni del mondo. La dolce Carolina ce l’ha fatta, è diventata grande, anzi grandissima: il magico oro agli Europei di Varsavia, un capolavoro di armonia nel programma libero che proietta l’angelo del ghiaccio in una dimensione nuova, vale un’incoronazione planetaria. Adesso la Kostner è un’icona nel mondo del miglior made in Italy. Un simbolo vincente, un’espressione sublime della nostra arte sportiva. Con quel nome un po’ tedesco e il cuore tutto italiano, con quella faccia da bambola bionda e un carattere di ferro, ha scalato le vette della notorietà. Lei che soffriva le gare, lei che aveva «paura di vincere» e alle Olimpiadi di casa finì per terra, tra lo sconcerto dei fans e le battutine feroci dei maligni. All’improvviso nessun traguardo le sembra proibito, nemmeno la sfida alle superstar americane e giapponesi, quelle che ai Giochi l’avevano fatta sembrare piccola e fragile. «Un successo che dedico a papà Erwin», ha detto con la sua aria solare, prima di ammettere che un’emozione simile l’aveva provata «solo alla cerimonia inaugurale delle Olimpiadi».L’Italia si coccola il nuovo fenomeno mediatico, la fresca ambasciatrice dei trionfi. Tutti la elogiano e la vogliono. Per prima le fa i complimenti il ministro dello sport Giovanna Melandri: «Bravissima Carolina. L’oro di Varsavia è un primato che l’Italia non aveva mai raggiunto a livello femminile e per questo ha un grande valore per il nostro pattinaggio artistico e per lo sport italiano». Fuori dal coro solo l’affondo di Francesco Cossiga: «Leggo che l’oro della bella e brava Carolina Kostner sarebbe di un’italiana. Ma continuando così anche Francesco Giuseppe imperatore d’Austria e Ungheria, siccome regnava sul Trentino e Trieste, un giorno sarà noto come il grande imperatore italiano».
Carolina fa spallucce. Il suo fascino non conosce confini. L’incoronazione più eccitante è arrivata proprio ieri dal re della specialità, lo zar Plushenko: «Lei è una forte, ha talento e ora lo dimostra. Ha un grande senso della musica. Sì, tenetevela stretta. Sarà la campionessa del futuro. Si merita l’oro e altri successi». In occasione del Galà «Kings on Ice»,svoltosi eiri sera al Palavela di Torino, lo speaker ha evocato il successo della Kostner e il palazzetto si è alzato in piedi per dedicarle una standing ovation. Un segno di amore vero.
Torino è già pronta ad adottarla, come per una riparazione catartica, un risarcimento di quanto lo scorso anno non ha potuto darle. Riccardo D’Elicio, presidente del Cus Torino, lo dice a chiare lettere: «Siamo una città Erasmus e per la neo campionessa europea questa potrebbe essere un’occasione d’oro. L’anno prossimo si iscriverà all’Università e dunque perché non farlo qui? I rettori, grazie alle Universiadi, hanno capito l’importanza dello sport e nel progetto del campus, la sport city che nascerà al Politecnico, avremo a disposizione ottomila metri quadrati e 20 appartamenti che verranno assegnati con borse di studio». Lo sponsor della Kostner, la Lancia, sta trattando. Lei deve decidere. Ha già ricevuto richieste da altre città, tra cui Venezia e Parma e poi c’è Milano sullo sfondo con il gran richiamo della moda, la sua passione. Torino però è in pole position grazie alla nuova dimensione di polo emergente del ghiaccio, con impianti adeguati e una passione che pulsa sempre più forte. Il progetto è a buon punto. Qui Carolina Kostner potrebbe trovare un’altra stella, Enrico Fabris, che sul ghiaccio dell’Oval ha vissuto i momenti finora più gloriosi della sua carriera.
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Carolina risponde

Ha IL sorriso impresso sul volto, Carolina, quali sono le sensazioni del giorno dopo?
«Sono felice e soddisfatta. Ma soprattutto stanca. Ecco, mi sento svuotata».
Non ha dormito? Festa grande dopo la cena?
«No, uscita dal ristorante sono andata in hotel. E ho trascorso una notte tranquilla. Ho dormito fino a tardi. Però non vedo l’ora di tornare. A Oberstdorf. Devo pure studiare».
Quando i prossimi esami? Qualche materia la preoccupa?
«La prossima settimana. E non ci sono materie che mi impensieriscano. Magari Biologia».
Tra complimenti e telefonate, quali l’hanno resa più felice?
«Quella di mio papà. E di mia cugina Isolde. E, certo, del mio amico Stephane Lambiel. Era contentissimo».
La prima volta al Gala da regina. Che effetto fa sentirsi presentare come campionessa d’Europa?
«Avevo conquistato un Grand Prix juniores a Courchevel e due gare a Bratislava e Oberstdorf. Ma, questa è diversa, meravigliosa».
Indossa una maglietta con caratteri cinesi. Presenta il programma libero con acconciatura stile giapponese sulle note di Memoria di una Geisha. L’Asia la incuriosisce molto?
«Avendo scelto quella musica, m’interesso. E caso vuole che la collezione di Roberto Cavalli sia sullo stesso tema».
Deve andare a Tokyo per i Mondiali, poi.
«Ci sono stata per due esibizioni. Abbiamo attraversato la città con i mezzi pubblici e mi era piaciuta».
Con che spirito va ai Mondiali, contro giapponesi, coreane e pure le americane?
«Col medesimo approccio avuto qui. Per divertirmi. Pattinare col cuore, senza obiettivi precisi. Da spirito libero. E’ stata la chiave».
Un altro posto che le piace?
«Tanti, ma preferisco l’Italia. E’ il posto migliore in cui vivere. Forse perché ora mi manca tanto».
Il Presidente emerito della Repubblica, Francesco Cossiga, ha detto che Carolina Kostner è italiana come Francesco Giuseppe e che avremmo dovuto definirla ragazza di nazionalità tedesca delle minoranze del Sud Tirolo di cittadinanza italiana. Che ne pensa?
«Che sono e mi sento italiana. Cantare l’inno di Mameli sul podio è stata un’emozione fortissima».
Significa che le diversità devono essere superate?
«Ci sono altoatesini che tengono molto alle loro radici. E’ giusto. Anche io sono legata al mio essere ladina. Mi mancano le tradizioni, sono importanti, bisogna conservarle. Però questo vale per tutti, credo, per chi arriva da una certa regione del Sud piuttosto che dal Nord. Ma siamo tutti italiani».
Cos’ha cambiato rispetto all’anno scorso per vincere?
«Il meno possibile. Convinta che fosse la strada giusta. Bisogna rispettare i tempi naturali. Si arriva all’obiettivo quando è il momento. Il 2006 non era il mio. Saper aspettare è una dote».
Ma in apparenza lei è cambiata, più matura, più donna, più rilassata e aperta.
«Lo sento anch’io. E Torino, l’esperienza olimpica, è stata la scuola migliore. Sono tranquilla. Serena lo sono sempre stata. Ora capisco quando la gente diceva di me: “aspettate che cresca”. Del resto devi comprendere dove sei, paragonarti ai ragazzi della tua età che conducono una vita diversa. Fino a che riesci a gestirla, la vita diversa».
Cos’ha cambiato, invece, sotto l’aspetto tecnico.
«L’infortunio alla caviglia mi ha costretta a lavorare soltanto sulla condizione fisica. La bici, sui rulli, è diventata il passatempo. Ma già in estate l’avevamo usata».
A proposito di cambiamenti, la vittoria la riporterà sotto i riflettori. E lei non ama le luci della ribalta, le attenzioni eccessive.
«E’ vero, sinceramente mi disturbano, mi prendono tanto tempo e mi tolgono molta energia. Però capisco sia normale e credo di aver imparato, di essermi abituata e tranquillizzata».
Sabato l’abbiamo vista rispondere quasi contemporaneamente e automaticamente in inglese, francese, tedesco. Insomma, qual è la sua lingua? E per rispondere, traduce?
«La mia lingua è il ladino, lo parlo in famiglia e con gli amici di sempre. Poi l’italiano. Ora il mio tedesco è più corretto, meno dialettale. Sul francese fatico un po’, però mi viene più facile dell’inglese».
Ma l’inglese è perfetto.
«Perché lo uso tanto. Al capitolo traduzioni, ogni tanto mi confondo, uso frasi strane. Ad esempio in ladino “finisci di bere” si dice “bevi fuori”. Talvolta mi scappa».
Sabato sera ai compagni ha detto: “Abbiamo vissuto momenti indimenticabili”. Ne citi uno, il più impresso.
«Che nel programma libero Valentina Marchei ed io abbiamo preso la medaglia. Due italiane nelle prime 3. Fantastico quell’attimo al banchetto ufficiale. Che orgoglio».
Abbiamo lanciato l’invito per portarla a Torino, a studiare e allenarsi. In città già si sogna. Le piacerebbe la nuova casa?
«Premessa: sceglierò a stagione conclusa. Ora la testa è sulle gare. Però Torino mi è rimasta dentro per le emozioni provate e la città mi piace moltissimo. Insomma, perché no? Basta ci sia un corso di laurea che mi piaccia. E voglio restare con il mio allenatore Michael Huth e il gruppo». Si può fare davvero, allora.
articolo dal numero odierno di TuttoSport
La Kostner protagonista degli Europei: sorpassa la Meier e centra l’oro
Carolina, il volo dell’angelo
La promessa è diventata realtà: « Sono riuscita a pattinare con il cuore»
E’la prima italiana nella storia a vincere un titolo femminile. «Dopo il primo salto mi sono calmata: ho capito che avrei fatto bene. Per la prima volta avevo la mente libera»
di PIERO GUERRINI
VARSAVIA. L’angelo si è librato in volo. Ha dispiegato quelle braccia e mani così lunghe e sottili. Ha smesso i panni della promessa che, certo, ha talento unico, però deve dimostrarlo. Carolina
Kostner oro europeo sul ghiaccio di Varsavia risponde a tutti gli scettici. Quelli che non credono, che non sanno scommettere, aspettare. Gli stessi che riempivano le frasi di ma. Tipo: ”è bella, ma”, o ”è brava,
ma”. O soprattutto, ”perché lei portabandiera d’Italia?”. Alle 15,39 l’angelo vestito di rosa con un gonnellino di piume è uscito sul ghiaccio e l’ha aggredito di dolcezza. Non è stata perfetta e in fondo è meglio perché dimostra che c’è margine. Del resto compie 20 anni l’8 febbraio. Eppoi perché la perfezione, semmai sia di questo mondo, è stucchevole. Un loop che da triplo è diventato doppio, un salto tenuto all’ultimo. Però ha completato tutti i 7 tripli e tre combinazioni, mentre la pur brava rivale Sarah Meier ha abortito il Salchow ed è uscita imprecisa da altri due salti. Per il resto Caro ogni volta che interpreta convinta riempie il ghiaccio della sua grazia e leggerezza. Non una sbavatura nelle trottole, transizioni perfette. Per finire vuota e stanca, ma trionfante. Come nessuna italiana prima d’ora. Al 4° titolo della storia nel pattinaggio di figura nostro: dopo due di Fassinel ’53 e ’54 e quello di Fusar Poli-Margaglio nel 2001.
Ma ciò che conquista di Caro è la capacità di emozionare. E se finisce è difficile batterla. Impossibile in un sabato di sogno azzurro, completato dal 5° posto inimmaginabile di Valentina
II trucco più pesante, davvero un po’ da geisha, la rende ancora più donna. Lei, comunque, mantiene questo filo di voce: «La chiave è stata arrivare senza aspettative, felice soltanto di non aver perso l’Europeo per l’infortunio alla caviglia sinistra di fine settembre. Poi è la primavolta che pattino con la mente libera. Ho capito che se voglio essere una pattinatrice top nel mondo devo controllarmi».
Ora la gioia implode e lascia poche parole. Meno ancora se riferite al Mondiale di marzo in Giappone: «Devo sostenere esami a scuola, sarà un periodo intenso e non ci penserò troppo. Ecco vorrei divertirmi come qui. E’ il segreto».
Marchei. Come se l’Italia fosse una superpotenza del pattinaggio di figura. E invece è appena montata l’onda lunga dell’interesse popolare che la Fisg deve cavalcare.
Sulle musiche tratte dal film Memorie di una Geisha, i capelli raccolti da kanzashi, gli spilloni usati in Giappone, Caro ha disegnato i consueti arabeschi. Compenetrandosi con la musica, perché lei ha la musica dentro. Ma col sorriso sul volto di chi davvero è nel suo mondo diletto, insomma felice di mostrarsi.
Gioia vissuta, trasmessa. E infine raccolta dagli amici, la sua famiglia allargata. Ad esempio le sorelle-manager Giulia e Daniela Mancini, il fisioterapista FrancescoSinelli.
E il primo ad abbracciarla, l’amico- compagno di allenamenti Tomas Verner. Che le regala un bouquet di rose arancio. Ma ci sono anche pupazzetti e biscotti per lei. E poi ci sono le tv di tutto il continente che se la contendono e lei che risponde sempre nella lingua richiesta, fosse francese o inglese, tedesco. Del resto lei è cittadina del mondo. Anche se una volta sul podio, prima si sfila la medaglia per guardarla bene e mandare a memoria l’attimo. E poi canta l’inno di Mameli da inizio a fine. Emozione unica, anzi no: «Di più e di meglio c’è stato quel momento nel corridoio dell’Olimpico a Torino, appena prima di entrare nello stadio con la bandiera in mano». Ma una simile impresa vale comunque la dedica più sentita. «Mamma è qui, perciò a papà Erwin che non ha potuto raggiungermi e per questo sono felice, significa che non è fuori dai playoff svizzeri».
Racconta del nervosismo iniziale: «Ma dopo il primo salto ho capito che riuscivo a calmarmi e che avrei fatto bene. Era un po’ che non riuscivo a entrare in gara e pattinare con il cuore. Non avevo bisogno di una controprova, però finire è una delle cose più belle. So che vale la pena crederci, sempre. Dopo aver sopportato tutte le fatiche. E le critiche ». Ecco che si finisce a parlare di Torino 2006. Dove, ripete, ha imparato tanto. In questo giorno c’è tutta l’emozione del mondo. Tanto che quasi ci si dimenticava l’uscita di corsa a braccia alzate dalla sala di riscaldamento dove Caro si era rifugiata per vedere l’esibizione della Meier. «Sapevo che se avessi completato il programma avrei avuto chance. Stavolta ho trasformato tutta l’energia positiva per volare». Già, come un angelo.
«La scorsa stagione è stata difficile e non è passata invano.
Senza quell’esperienza non sarei l’atleta che sono oggi. Mezzo inverno con il ginocchio fuori uso, ho faticato, ho cambiato vita ed ero già felice di esserci arrivata a Varsavia. Ho capito che una pattinatrice di primo livello deve sapersi controllare».
dai quotidiani di oggi
La Gazetta dello Sport
«Voglio affrontare i Mondiali con lo stesso spirito. Dopo esser stata scelta come portabandiera italiana mi hanno fatto tante domande su cosa potevo o sapevo rappresentare. Questo oro mi dice che posso essere un esempio. È una gioia. Anche se l’emozione più grande resta ancora l’ingresso allo stadio, a Torino 2006, durante la cerimonia inaugurale»
Il Corriere della Sera
Tutto Sport
CONGRATULATION CAROLINA FOR YOUR EUROPEAN GOLD MEDAL!
1 Kostner 174,79 Lp-114,33 Sp-60,46 con personal best nel LP
2 Meier 171,28 Lp-110,79 Sp-60,49
3 Korpi 151,19 Lp-97,35 Sp-53,84
4 Poykio 146,02 Lp-96,55 Sp-49,47
5 Marchei 144,28 Lp-97,85 Sp-46,43
6 Drei 141,90 Lp-93,12 Sp-48,78
7 Sokolova 139,71 Lp-90,86 Sp-48,85
Carolina ha eseguito il suo programma sulla musica di «Memorie di una geisha» di John Williams. Un esercizio dinamico, perfetto nei salti e solo con pochissime imperfezioni, solo un loop non eseguito, con una combinazione iniziale di altissimo livello 3-3-2 ,un triplo lutz in combinazione con un doppio toe-loop,una splendida serie di salti tripli e la sua innata eleganza e leggerezza. Una prova di maturità, dopo la medaglia di bronzo ai mondiali 2005 e agli europei 2006. E’ la prima pattinatrice azzurra a conquistare la medaglia d’oro ai Campionati Europei di pattinaggio, nel programma individuale.
“E’ stato uno dei miei programmi migliori,non solo per i salti ma anche perché oggi mi sentivo davvero bene. Avevo una bella energia ed è per questo che oggi, sul ghiaccio, volavo“
“Dopo il primo salto fatto bene mi sono calmata e tutto e’ diventato piu’ facile. Da li’ in poi ho pattinato col cuore. Gli infortuni mi hanno impedito di disputare il Grand Prix, ma sapevo che se avessi pattinato bene avrei potuto vincere“
DOWNLOAD CARO’s LP 19.78MB
Dopo il programma corto Carolina si trova in seconda posizione con 60,46 punti, a soli tre centesimi di punto dalla svizzera Sarah Meier, prima con 60,49.
risultati dopo lo sp qui
”Mi sono sentita alla grande“, ha poi detto Carolina. “Ero un po’ nervosa perché sapevo che le altre ragazze avevano più gare di me nelle gambe“.
screen shot by Jbo
Carolina ha aperto il programma corto con una bella combinazione triplo flip-triple toe loop , mentre ha trasformato il programmato triplo lutz in un doppio complice una pista ridotta “Senza i soliti spazi per paura di finire sulla balaustra, ho affrettato l’esecuzione e ne ho pagato le conseguenze“ Il doppio axel è pulito
Ladies Short Programm
venerdì 26 gennaio
STARTING ORDER
Carolina sara la terz’ultima a scendere sul ghiaccio, intorno alle 17.30
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